Strabiche news: Found Footage Magazine

Oggi è arrivato il numero speciale SPECIAL ISSUE #5 Dirty Movies & Second Hand Poetics della rivista più bella del mondo: Found Footage Magazine (foundfootagemagazine.com)

Si tratta di una rivista spagnola indipendente specializzata in cinema found footage, corrente cinematografica sperimentale molto amata (e studiata) dalla sottoscritta, che si declina in tante forme espressive quanti sono gli artisti che realizzano i film. Come è scritto sulla prefazione della rivista, sotto la definizione “found footage” si possono raccoglie vari tipi di film: film basati sul riciclaggio di immagini, film saggi, film collage, film di compilazione, cinema d’archivio. Un bel pot-pourri di strane ed eclettiche visioni.

La rivista è molto ricca di contenuti, raccoglie interviste, monografie e saggi in lingua inglese (solo i numeri ISSUE #1 di ottobre 2015 e ISSUE #2 di maggio 2016 presentavano i pezzi anche in lingua spagnola).

Il Magazine è strepitoso dal punto di vista estetico e dell’impaginazione; si apprezza particolarmente la cura nella selezione delle fotografie, presenti in grande quantità e sempre stupende.

Consiglio vivamente di acquistarla, ne vale proprio la pena. Non solo è un unicum nel panorama internazionale, ma è il top sull’argomento (per ora).

 

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SPECIAL ISSUE #5 MARCH 2019 Dirty Movies & Second Hand Poetics

 

 

 

 

 

 

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R.I.P. Movie: The Werewolf (1913)

“They seem to have disappeared as by enchantment, sir” (1)

The Werewolf, 35mm, 2 reel, 500 m, 18′, b/w, silent, Henry MacRae, 1913.

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Foto trovata sul sito IMDb

Film americano girato in Canada da un regista canadese – Henry MacRae – e prodotto dalla casa di produzione americana Bison Motion Pictures attiva tra il 1909 ed il 1917, nota anche con il nome 101-Bison . La 101-Bison produsse oltre seicento film della durata di un rullo (cortometraggi), quasi tutti di genere western. Il regista più famoso che lavorò per la casa di produzione fu John Ford che realizzò alcuni dei sui primi film muti.

The Werewolf è considerato il primo film della storia del cinema con protagonista la figura del lupo mannaro, creatura mostruosa la cui mitologia ha origini ancestrali. In questo caso la figura del licantropo è quella ispirata a leggende appartenenti alla cultura degli Indiani d’America e precisamente quella della tribù Navajo.

Probabilmente la pellicola consisteva in un intreccio tra genere western e horror, inaugurando con largo anticipo il filone cinematografico dedicato ai “mostri”, particolarmente noto negli anni ’30 grazie a film come Frankenstein, Dracula, La Mummia.

Si dice che il cortometraggio fosse ispirato ad un brevissimo racconto scritto da Henry Beaugrand, The Werewolves (1898), ambientato nel diciottesimo secolo e da cui venne tratto anche il film muto francese Le Loup-Garou (1923). Il racconto di Beaugrand fu adattato per il cinematografo da una donna, Ruth Ann Baldwin, considerata una delle prime registe e sceneggiatrici del cinema americano.

Il negativo originale e le copie esistenti sono andate distrutte durante un incendio scoppiato nel 1923 presso gli Universal Studios dell’epoca.

(Fonti: sito Mount Royal University; sito web dedicato ai film con protagonisti i licantropi; libro The Mammoth Book of Wolf Men, di Stephen Jones; sito IMDb; sito Cinefania; sito Hollywoodland; sito davestarn; sito Women Film Pioneers)

Expiring Film: The Endless Film

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Expiring date: 02/03/2019

Piattaforma: Mubi

Titolo originale: LA PELÍCULA INFINITA

Regia: Leandro Listorti

Bel film sperimentale argentino del 2018 realizzato con pellicole incompiute e inedite.

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Si tratta di un viaggio surreale ed artistico in un pezzetto di storia del cinema argentino perduto e sconosciuto, una via di mezzo tra un collage, un found footage film con visibili segni di decadimento su alcune pellicole (non so se aggiunte in post produzione o se originali) ed un saggio che omaggia il cinema argentino ed evoca il passato oscuro e minaccioso del Paese.

 

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Presentato al Festival del cinema di Rotterdam (IFFR) è stato definito un “cinematic Frankenstein” proprio per l’uso di frammenti di film incompiuti ed inediti che non avevano mai visto la luce di un proiettore cinematografico.

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Le pellicole sono state montate da Felipe Guerrero, regista, montatore e produttore colombiano di film sperimentali che nel 2016 presentò il film Oscuro animal allo stesso festival.

Non è un film sperimentale “spinto” e difficile da seguire.

Lo consiglio, non ci si annoia: zero sbadigli.

Expiring Film: Satan in High Heels

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Expiring date: 03/03/2019

Piattaforma: Mubi

Regia: Jerald Intrator

Pellicola: 35mm b/n ritrovata in un laboratorio e restaurata da byNWR (piattaforma creata dal filmmaker Nicholas Winding Refn).

 

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Il film del 1962 viene definito “film di genere sexploitation“; in realtà è un film alquanto pudìco e senza scene di nudo che caratterizzano il genere. La pellicola è stata prodotta da un editore di fetish magazines (Leonard Burtmane), quindi ci si aspetterebbe un film piuttosto eccentrico o spinto, invece gli unici elementi riconducibili al mondo fetish sono elementi di “costume”, ovvero alcuni abiti in pelle indossati dalla protagonista che in una sequenza del film impugna una frusta a favore di un fotografo intento a realizzare un servizio fotografico.

Girato prevalentemente in un night club newyorkese, con protagonista una femme fatale manipolatrice e senza scrupoli, il film potrebbe ricordare i vecchi film noir, ma non si può neanche definire “noir” in senso stretto. Il personaggio femminile principale strizza l’occhio alle femme fatale di una volta, ma non è paragonabile alle donne fatali che si stagliavano bellissime e misteriose nella penombra dei night club e delle ambientazioni dei classici noir americani; anche lo stile della fotografia non lo rende definibile come noir.

La pellicola si divide in due parti, una prima parte avvincente e stimolante e una seconda parte meno interessante e più noiosa che si trascina fino alla conclusione, perdendo il senso del ritmo, nonostante un’ottima e coinvolgente colonna sonora jazz composta dal chitarrista James Mundell Lowe.

Il risultato del restauro della pellicola sembra ottimo sia a livello visivo che a livello sonoro.

Purtroppo non è oro tutto ciò che luccica; durante la visione si rischia qualche sbadiglio, precisamente se ne rischiano almeno due.

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Strabiche visioni: Il Cinema Ritrovato XXXII Edizione (2018)

È sempre un’emozione e una goduria trovarsi in Piazza Maggiore di fronte allo Schermo più bello d’Europa.

Anche quest’anno il festival de Il Cinema Ritrovato organizzato dalla Cineteca di Bologna propone un’offera ricchissima e gustosa, un menù da leccarsi i baffi.

Ieri sera è stato proiettato il film messicano Enamorada di Emilio Fernández (1946),restaurato dalla Film Foundation,un film che non avevo mai visto prima.

La proiezione è stata preceduta da un momento musicale,naturalmente di musica messicana, e il film introdotto da Olivia Harrison,vedova di George Harrison,innamorato del cinema horror e western,da Margaret Bodde della Film Foundation e dal mitico Maestro Martin Scorsese in persona!!

Ecco un brevissimo estratto della presentazione del film:

Strabiche news: READING BLOOM al Cinema Beltrade con l’evento “Cassavetes/Beckett: incontro sul restauro con Ross Lipman”

“FILM” / “NOTFILM”? Questo non è un dilemma.

Mi spiego meglio, la casa di ditribuzione cinematografica READING BLOOM ha organizzato, in collaborazione con Film Tv Lab ed il Cinema Beltrade di Milano, un super evento da leccarsi i baffi: “Cassavetes/Beckett: incontro sul restauro con Ross Lipman”.

L’evento si svolgerà mercoledì 9 maggio dalle ore 20:00 alle ore 23:00 presso il Beltrade e consisterà in una lezione introduttiva tenuta dal filmmaker e restauratore Ross Lipman in persona sulla conservazione ed il restauro cinematografico.

Non solo, saranno anche proiettati “FILM” (1965) di Samuel Beckett e Alan Schneider – restaurato da Lipman e distribuito da READING BLOOM – e “NOTFILM” (2015), cine-saggio dello stesso Lipman che ripercorre la vicenda produttiva ​di “FILM”.

E Cassavetes?? Non posso mica svelarvi tutto!! Per ricevere maggiori informazioni e dettagli sull’evento andate qui (pagina facebook di riferimento).

Se volete approfondire il lavoro di READING BLOOM, tuffatevi nella pagina ufficiale della coraggiosa casa di distribuzione torinese, mentre per conoscere meglio Mr. Ross Lipman, cliccate qui (sito ufficiale).

Angela Ricci Lucchi, grazie per “la scossa elettrica”

Ieri ho appreso la triste notizia della dipartita della grande artista e filmmaker italiana Angela Ricci Lucchi. L’artista, insieme al compagno Yervant Gianikian, ci ha regalato immagini preziose e bellissime.

Oggi, mentre ascoltavo “Knocking on the heaven’s door” di Bob Dylan, ho pensato subito a lei, a quando la conobbi a Venezia durante una Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, all’emozione provata nel stringerle la mano, a quando la ascoltai durante un evento a Milano, al suo affascinante cinema fatto di profumi, archivi e memorie in continuo dialogo col presente.

Qualche mese fa ho perso la presentazione dell’ultimo libro dedicato al cinema della coppia italiana del found footage. Pensavo di avere un’altra occasione per ascoltare i racconti coinvolgenti dell’artista e dei suoi viaggi a caccia di oggetti, immagini e memorie. Che errore dare per scontato il tempo.

Il titolo di questo breve ma sentito post, riporta la citazione di un’ intervista fatta ai due artisti, nella quale Gianikian spiega da cosa dipenda la durata e la dimensione temporale delle immagini nei loro film:

“È un processo che è sempre variabile. È un processo che ha un punto di partenza che è quello dell’osservazione manuale, e però è dato dalla natura dell’immagine, da quella scossa elettrica che l’immagine ci provoca. La durata è in relazione a questo.” (1)

Quella scossa elettrica la provai la prima volta che vidi un film della coppia. Quella scossa mi spinse a dedicare la tesi di laurea al lavoro dei due artisti italiani. Riporto qui sotto le conclusioni della mia tesi di laurea, un piccolo e umile omaggio all’artista scomparsa:

“CONCLUSIONI

La scoperta del found footage film e soprattutto il lavoro dei due cineasti italiani Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi, hanno risposto allo scopo della ricerca intrapresa  sull’uso delle immagini d’archivio documentarie. Grazie alle informazioni raccolte e ai film visionati, si è entrati in contatto con un mondo cinematografico affascinante, abitato da cineasti-artigiani che amano il cinema e la sua materia prima, la pellicola cinematografica.

Le immagini dei film della Trilogia della Guerra colpiscono particolarmente per la loro bellezza visiva e la forza espressiva che emanano. Sono film non facili da guardare, non solo per la loro struttura complessa e il loro ritmo lento, difficile per uno spettatore del terzo millennio, ma per ciò che mostrano, il dolore e la sofferenza di uomini, donne e bambini. I cineasti provano pietà per questi anonimi e propongono le loro sofferenze perché vogliono ricordare al pubblico che esse non sono passate, ma persistono tutt’oggi.

I volti dei protagonisti dei loro film non lasciano indifferenti.

Gli sguardi dei bambini del film “Oh!Uomo” sono difficili da dimenticare.

Se qualcosa colpisce, si indaga, si entra dentro l’argomento come fanno i due filmmaker con il fotogramma.

Questo approfondimento nasce da una “scossa elettrica”.” (2)

 

Ciao e grazie.

 

(citazione 1: Dottorini, Daniele, (a cura di), “Archivi che salvano. Conversazione (a partire da un frammento) con Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi”, Fata Morgana , n. 2, maggio-agosto 2007, p. 14; citazione 2: mia tesi di laurea “Found Footage Film: la Trilogia della guerra di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi”, 2009.)

SCARRED Movie: Dawson City – Il tempo tra i ghiacci (2016)

“Found footage editing + Bill Morrison = magic visions.” (cit. simply me…. 🙂 ….I love Bill Morrison work!!)

Dawson City – Il tempo tra i ghiacci, 120′, Bill Morrison (2016).

Chi ama la corrente cinematografica del found footage film conosce il lavoro dell’artista americano Bill Morrison.

Il film del titolo di questo post è stato presentato nel 2016 in prima mondiale al Festival di Venezia nella sezione Orizzonti e distribuito da poco in Italia.

Le immagini che compongono il documentario provengono da pellicole in nitrato risalenti agli Dieci/Venti di cui nessuno conosceva l’esistenza prima del 1978, quando furono ritrovate per puro caso, dissotterrate e salvate dalla terra e dal ghiaccio durante alcuni scavi effettuati in un cantiere della cittadina canadese Dawson City. Una volta ritrovate, le 533 pellicole andarono a costituire una collezione che oggi è conservata dalla Library of Congress e dai Canadian Archives di Ottawa.

Per scoprire i nomi delle sale cinematografiche d’Italia che proiettano il film, visitare il sito de  Il Cinema Ritrovato, mentre a voi cari milanesi comunico che il film sarà proiettato la sera del 20 marzo al Cinema Mexico alla presenza di sciur Bill Morrison in persona!! Sono già là!!!

 

 

Strabiche visioni: Mostra “Lumière! L’invenzione del cinematografo” (Bologna)

“C’è stato un tempo in cui il cinema sbucava dagli alberi, sorgeva dal mare, in cui l’uomo con la magica macchina da presa si fermava sulle piazze, entrava nei caffè, in cui tutti gli schermi spalancavano una finestra sull’infinito. Era il tempo di Louis Lumière.” (1)

 

Mostra Lumière (Bologna)

 

Toccata e fuga nella mia amatissima Bologna per vedere, oltre ad una cara amica, la mostra “Lumière! L’invenzione del cinematografo” in corso a Bologna presso il Sottopasso Piazza Re Enzo.

Consiglio di visitarla e avviso che chiuderà alla fine del mese di gennaio.

Si possono ammirare i risultati del genio dei fratelli Lumière e conoscere un pò meglio la loro famiglia.

Alcuni dei pezzi esposti provengono dal fantastico Museo del Cinema di Torino (lanterne magiche), altri dalla Cinémathèque Royale de Belgique.

I pezzi forte della mostra sono il proiettore usato per la prima proiezione a Parigi, la pazzesca macchina Photorama, gli incredibili e splendidi Autochromes (le prime fotografie a colori) e due sale mozzafiato con schermi e immagini (vedi foto sotto).

Dal punto di vista espositivo, la mostra non è perfetta. Alcuni pezzi esposti sono inseriti in teche trasparenti attaccate al muro, quindi impossibili da ammirare a 360° ed alcuni cartelli esplicativi sono molto scomodi da leggere, non solo per la calligrafia piccolissima, ma anche per la loro posizione davvero infelice.

Inoltre, essendo ospitata da un sottopasso raggiungibile da scale, mi chiedo come possano visitarla le persone disabili, ma magari il mio spirito di osservazione da “abile” non ha fatto attenzione alla presenza di ascensori o di qualche altro sistema per il superamento delle barriere architettoniche.

(Le foto che vedete le ho fatte con impostazione manuale….abbiate pietà :-))

 

Mitici Lumière!

 

 

 

 

 

 

 

 

Photorama

 

 

 

 

 

Arriva un treno...

 

 

 

 

 

 

Photorama

 

 

 

 

 

 

(Citazione 1: di Henri Langlois, dalla mostra “Lumière! L’invenzione del cinematografo” )

R.I.P. Movie: Alice Guy-Blaché

“From 1896 to 1906 Alice Guy was probably the only woman film director in the world.” (1)

 

Il sito Women Film Pioneers Project presenta con questa frase il profilo di Alice Guy-Blaché.

Si dice che sia stata la prima donna regista, produttrice e sceneggiatrice della storia del cinema. Come non esserne affascinati? Alice Guy è rimasta per molti anni nel dimenticatoio, come tante altre figure femminili della storia della cultura mondiale.

Alice Guy ha lavorato per molti anni alla celebre casa di produzione francese Gaumont dove svolse i ruoli di segretaria, seneggiatrice e direttrice di produzione.

Nel 1910 si trasferì negli Stati Uniti con il marito Herbert Blaché, un cameraman inglese, e fondò con lui una casa di produzione  – “Solax” – di cui fu comproprietaria.

Nella sua vita cinematografica girò centinaia di film di vario genere, dai film gialli ai film western, prediligendo tra tutti i generi quello della commedia, col quale poteva affrontare con leggerezza tematiche sociali importanti e di attualità come l’immigrazione e tematiche legate ai ruoli della donna e dell’uomo.

Ebbene si, girò film western e film d’azione con personaggi femminili nel ruolo di eroine, interpretati per lo più da un’attrice di nome Vinnie Burns che fece molti film con Alice Guy.

Col passare del tempo il mercato cinematografico statunitense divenne sempre più difficile da affrontare per una piccola casa di produzione.

I costi della produzione diventarono sempre più proibitivi e Alice Guy si vide costretta a realizzare film su commissione e a perdere una parte di quella libertà espressiva che la portò a scrivere sceneggiature e a realizzare film dove parlava di eguaglianza dei ruoli dei coniugi nel matrimonio (film: A House Divided, 1913; Matrimony’s Speed Limit, 1913) oppure dove rovesciava i ruoli e i clichè legati ai due sessi (film: Les Résultats du feminisme, 1906, poi rifatto nel 1912 con il titolo In the Year 2000). Quest’ultimo è uno dei tanti film perduti girati dalla regista pioniera.

Per fortuna ne rimangono alcuni che possono testimoniare il lavoro di questa donna così speciale e dimenticata per troppo tempo.

 

(foto trovata sul web)

(Alice-Guy. Immagine trovata sul web)

 

(Fonti e curiosità:

citazione 1: dal sito Women Film Pioneers Project ; sul sito della Cineteca di Bologna si può acquistare l’autobiografia di Alice Guy-Blaché, curata da Monica Dall’Asta;  sul sito del Office national du film du Canada si può vedere il documentario di Marquise Lepage sulla vita e le opere di Alice Guy-Blaché; oltre al documentario di Lapage, ne è stato realizzato un altro dal titolo Be Natural, di Pamela Green and Jarik van Sluijs e link all’ intervista dei due filmmaker che hanno realizzato il documentario; Le donne del cinema: dive, registe, spettatrici di Veronica Pravadelli; sito di Alison McMahan dedicato alla regista )