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Strabiche news: la Sala web della Mostra di Venezia.

La 76esima Mostra di Venezia è alle porte e si incomincia a fare il conto alla rovescia.

La Biennale ha comunicato, oltre al programma ufficiale del Festival, anche i titoli dei film che saranno disponibili via streaming nella Sala Web, ovvero la sala virtuale dotata di 1000 posti della Mostra del Cinema.

I film trasmessi sono 7 e saranno disponibili online dal 29 agosto fino al 19 settembre.

Per poter accedere alla Sala Web bisogna acquistare i biglietti digitali sul sito della Biennale o iscriversi alla piattaforma streaming Festival Scope, che trasmetterà i film della Mostra in collaborazione con la piattaforma italiana MyMovies.

Prima di scrivere questa news strabica ho acquistato il biglietto digitale per tutti e 7 i film della Sala Web e l’ho fatto sul sito della piattaforma Festival Scope dove ho già un account da tempo. In totale ho speso 14 euro.

Per tutte le informazioni relative all’elenco dei titoli, alle schede dei film e ai costi del servizio, vi invito a visitare sia il sito della Biennale, sia il sito di Festival Scope.

Buona visione!

Expiring Film: Satan in High Heels

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Expiring date: 03/03/2019

Piattaforma: Mubi


Regia: Jerald Intrator
Pellicola: 35mm b/n ritrovata in un laboratorio e restaurata da byNWR (piattaforma creata dal filmmaker Nicholas Winding Refn).

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Il film del 1962 viene definito “film di genere sexploitation“; in realtà è un film alquanto pudìco e senza scene di nudo che caratterizzano il genere. La pellicola è stata prodotta da un editore di fetish magazines (Leonard Burtmane), quindi ci si aspetterebbe un film piuttosto eccentrico o spinto, invece gli unici elementi riconducibili al mondo fetish sono elementi di “costume”, ovvero alcuni abiti in pelle indossati dalla protagonista che in una sequenza del film impugna una frusta a favore di un fotografo intento a realizzare un servizio fotografico.

Girato prevalentemente in un night club newyorkese, con protagonista una femme fatale manipolatrice e senza scrupoli, il film potrebbe ricordare i vecchi film noir, ma non si può neanche definire “noir” in senso stretto. Il personaggio femminile principale strizza l’occhio alle femme fatale di una volta, ma non è paragonabile alle donne fatali che si stagliavano bellissime e misteriose nella penombra dei night club e delle ambientazioni dei classici noir americani; anche lo stile della fotografia non lo rende definibile come noir.

La pellicola si divide in due parti, una prima parte avvincente e stimolante e una seconda parte meno interessante e più noiosa che si trascina fino alla conclusione, perdendo il senso del ritmo, nonostante un’ottima e coinvolgente colonna sonora jazz composta dal chitarrista James Mundell Lowe.

Il risultato del restauro della pellicola sembra ottimo sia a livello visivo che a livello sonoro.
Purtroppo non è oro tutto ciò che luccica; durante la visione si rischia qualche sbadiglio, precisamente se ne rischiano almeno due.

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